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mercoledì 4 aprile 2018

GIRO DEL DEMONIO:PRIVATE EDITION

Alcuni amici che avrebbero voluto fare il giro del demonio, quando si resero conto che le condizioni meteo dell’edizione ufficiale erano improponibili decisero di organizzare una private edition il giorno di pasquetta, e insistettero perché io partecipassi con loro.
Dopo l’infausto epilogo dell’edizione ufficiale mi decido che questo demonio non può averla vinta così facilmente, ero rimasto con l’amaro in bocca per non essere riuscito a completare il giro ,quindi lunedì di pasquetta alle 6 mi metto in macchina per raggiungere triuggio e il punto di partenza del Giro del Demonio per intraprendere una private edition che avrebbe dovuto essere fatta in 6/8 ma che ci ritroviamo a fare in 3 , il tridente bis.

Siamo io , il Tucano e Luca , in una giornata dal clima perfetto alle 6,45 dopo esserci preparati a dovere partiamo per questa affascinante sfida . Il giro è quello lo sto ripercorrendo, nella prima parte l’ho già fatto 15 giorni prima, quindi triuggio, canonica so sale per il monticello e poi giù a missaglia per affrontare il lissolo. In cima al lissolo dove inizia lo sterrato per montevecchia Luca buca che fa rima , ci fermiamo e sostituiamo la camera d’aria ma purtroppo nel rimontare la ruota ci rendiamo conto che a causa di un’inconveniente allo sgancio rapido la pastiglia del freno è andata a tagliare il copertoncino danneggiandolo irrimediabilmente . Ci troviamo a malincuore a dover salutare Luca che decide perché non c’era niente da fare , negozi chiusi quindi impossibile trovare un copertoncino di ricambio, di rientrare alla macchina, fortunatamente non siamo distanti e la strada è tutta in discesa, io e Maurizio determinati ci rimettiamo in sella e affrontiamo il primo sterrato che collega il lissolo con montevecchia, giunti in cima a montevecchia il percorso prevede di scendere per andare ad agganciare uno degli strappi più violenti del giro, la via Belsedere che grazie alla freschezza del momento viene superata agevolmente, da lì ci infiliamo nel secondo sterrato che ci collega con la valle del curone, uno dei luoghi più affascinanti della Brianza che con una serie di gradoni ci riporta in cima al lissolo, da lì scendiamo per Santa Maria hoe e agganciamo la salita di giovenzana 4 km impegnativi con il tratto finale oltre il 20 percento ma complice il clima veramente favoloso e l’incontro con un amico che ci accompagna su neanche ci accorgiamo di fare , in cima a giovenzana ci fermiamo in un baretto per un caffè, ma attratti dal profumo ci prendiamo una fetta di crostata appena fatta , ancora calda , buonissima, terminata questa pausa ci rimettiamo in marcia alla volta di castello da qui per agganciare la salita dell’alpino altro tratto velenoso
andiamo a prendere la galbiate scendiamo ad incrociare la superstrada Milano Lecco e costeggiamo il lago di annone e quello di pusiano fino ad agganciare la salita di eupilio che ci proietta sul lago del segrino, c’è una coda interminabile di macchine dal segrino fino a asso , riusciamo a liberarci da questo traffico quando prendiamo la salita per valbrona, da qui ci buttiamo in discesa verso onno la vista è mozzafiato, nel frattempo telefonicamente sentiamo Luca che è andato a casa a cambiato bicicletta è tornato al punto di partenza e da lì sta cercando di rientrare in corsa , prendiamo accordi per trovarci in cima a San primo.
Noi intanto voliamo sul lago alla volta di bellagio il Tucano pesta come un martello e mi tira che è una bellezza fino all’attacco della salita del ghisallo , da qui mi regola con esperienza e maestria fino a raggiungere il bivio dove la strada sale verso San primo subito dopo il bivio sulla sinistra c’è un recinto con all’interno degli strani bovini a pelo lungo che io chiamo i mufloni ma non sono certo del loro nome , ci fermiamo a farci delle foto con queste creature particolari che mi sono particolarmente simpatiche , proseguiamo fino a raggiungere lo scollino di San primo dove ci ricongiungiamo con la pecorella smarrita, il figliol prodigo, Luca , la sensazione è che non ci abbia mai abbandonato e che sia sempre stato lì con noi , scendiamo a magreglio e da lì ancora più giù fino a barni dove ci fermiamo in un bar trattoria gremito di gente che mangia come se non ci fosse un domani, vista l’ora e i chilometri provo una certa invidia nei confronti di codesti commensali, noi ci accontentiamo di un caffè e una brioche per guadagnare un’altra volta la strada è raggiungere la conca di crezzo anche qui vedo panorami sconosciuti, perché quella strada l’ho sempre percorsa al contrario salendo da lasnigo , è così che ridendo e scherzando andiamo ad affrontare l’ennesima salita verso caglio da dove affronteremo il demonio, perché parliamoci chiaro il giro del demonio trova il suo apice in questo punto ,chi se non lui è il nostro demonio? Si sto parlando dei 2 km che mi tolgono il sonno, il muro di sormano, che per l’occasione lo affrontiamo con 3200 metri di dislivello nelle gambe, 3200 metri accumulati con una serie infinita di strappi e salite a doppia cifra, e adesso tocca a lui il demonio è qui che si fa la differenza, questa è la sfida superare questo km e 800 metri senza fermarsi senza mettere il piede a terra , per me è un’esercizio di grandissima concentrazione e equilibrio salgo in piedi , impiego circa 20 minuti, 20 minuti dove sento il cuore esplodere concentrato a non fare scivolare la ruota, a mantenere l’equilibrio ad avere la forza per fare un’ulteriore pedalata fino ad arrivare in cima , mi coinvolge completamente metto in tensione tutti i muscoli che ho e anche quelli che non ho mi sembra che il petto mi debba esplodere ma una pedalata dopo l’altra mi trovo in cima , ancora una volta la bestia è domata , mi ripropongo per la terza volta di non tornarci mai più , perché lo so che la prossima volta non riuscirò a batterlo di nuovo maledetto demonio . In colma ci fermiamo al ristorante e ci prendiamo una meritata fetta di torta col te , ci ricomponiamo il Tucano e Luca si foderano coi giornali come si faceva un tempo, altro che nanotech e ci prepariamo per affrontare la lunga discesa verso nesso


strada è ancora lunga , alla fine del viaggio mancano ancora 70 km anche se il pezzo forte c’è lo siamo lasciato alle spalle non è finita questa avventura ci attendono ancora più di 1000 e 200 metri di dislivello e a questo punto le energie sono molto ridotte , percorriamo il ramo del lago che ci porta a Como e anche qui ci imbattiamo in più di 10 km di coda , ma in bicicletta la superiamo agevolmente fino ad arrivare a Como , qui prendiamo l’ultima vera salita della giornata, la salita che porta a brunate, sono veramente scarico vuoto non ne ho più ma in qualche modo devo andare avanti non posso mollare adesso , riesco a fatica a raggiungere civiglio, ora so che di salite vere non c’è ne saranno più , manca l’orlanda, quella Tr..ia è un po’ di mangia e bevi , oltre 25 km in questo pezzo di strada ho stramaledetto Max l’ideatore che mi ha detto che questo ghirigoro finale lo ha fatto per farci evitare il traffico, infatti così è ma quando non ne hai più non vedi l’ora che sia finita e questo continuo dentro e fuori è estenuante, per non parlare dell’orlanda in chiusura, penso seriamente che l’orlanda la farò a piedi è una cattiveria mettere quella salita alla fine ma questo è il percorso ufficiale e non ci possiamo sottrarre, come ci riesco non lo so ma ce la faccio, a questo punto è fatta abbiamo sconfitto il demonio ci portiamo al punto di partenza quando ormai si è fatta sera siamo partiti col buio e stiamo tornando col buio sono le 19,30 siamo in giro da 13 ore veramente devastati ci sembra di essere in giro da una settimana, speriamo di trovare il bar aperto, perché questa avventura deve essere celebrata da un ottimo boccale di birra, così è , arriviamo e ci fiondiamo nel bar e brindiamo a questa avventura con la birra più buona del mondo, la birra che sa di vittoria,

grazie a Mario Bassi per i suoi racconti

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