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domenica 26 luglio 2015

IL RITORNO DEL LEVRIERO


Nonostante i cicli di antibiotici che da qui a settembre dovrò ancora fare
per l'infiammazione batterica di metà marzo, decido di partecipare al
trofeo Casaccia, prova di campionato regionale Liguria Acsi, visto che
sono a Finale Ligure per il we e visto che in queste ultime settimane
avevo tenuto duro con gli allenamenti nonostante anche il caldo non
agevolasse granché.

Il percorso sembra impegnativo, circa 80 km tra velocità controllata e
agonistica, passo dei Giovi al piccolo trotto e via si parte. Siamo in
tanti, la partenza è unica. Non ho grandi obiettivi, voglio testarmi e
capire prima delle vacanze a che punto sono.

La gamba sembra discreta, la prima parte si snoda sulle strade del Giro
dell'Appennino dei prof, si scende verso la provincia di Alessandria,
poi inversione con strappo micidiale, gallerie di cui una in discesa fatta
ad oltre 70 orari, poi su e giù dalle parti di Voltaggio/ Gavi poi falso
piano a salire fino al Passo dei Giovi. Arrivati quasi al Gpm, svolta
secca a sinistra con un km abbondante impegnativo anche se non costante
fino all'arrivo.

Dopo l'inversione mi accorgo che nonostante il mio fuorigiri per
rimanere nel primo gruppo, siamo ancora in tanti, molti dei quali però
sono rientrati nei primi tratti a scendere che abbiamo fatto. Comincio a
guardarmi in giro per notare chi ha i numeri relativi alla mia categoria,
e così fanno gli altri. Accuso la stanchezza, tra le alte velocità e i
continui su e giù non c'è respiro. Individuo subito chi potrebbe
vincere la categoria, il 160 che peserà sui 60kg comprensivi di
abbigliamento e bici. Sarò facile profeta, infatti. Ad Isola del Cantone,
a circa 10-15 km dalla fine uno della mia categoria che era visibilmente
in affanno da un po' si volta per vedere, credo, chi ci fosse dietro,
io lo passo dritto nella mia traiettoria e lui con la sua anteriore arrota
la mia posteriore per qualche frazione di secondo. Sento un tubolare che
scoppia, fortunatamente non è il mio ma il suo...e purtroppo cade. Un
ragazzo del Pontedecimo mi guarda e mi rassicura che il tizio girandosi si
è scomposto toccandomi la ruota posteriore.
Il gruppo improvvisamente aumenta la velocità per ricucire su un tentativo
di fuga, e tale aumento farà ancora danni. Non vedo l'ora che inizi il
tratto finale in salita, e il che è tutto dire, sono a tutta e le forze
cominciano a scarseggiare.

Ad inizio del Passo dei Giovi, sentendo indurirsi la gamba, passo subito
sul 38 ed inizio con il mio passo gli ultimi 4 km circa di gara. Vedo
involarsi 2 della mia categoria, io procedo al mio passo sperando che
scoppino.

Ai meno 1,5 ne riprendo uno e vedo in lontananza il 155, altro atleta
locale che curavo da metà gara che procede con velocità meno sostenuta.
Prima della volta secca che porterà dopo un km abbondante all'arrivo,
lo agguanto e cerco di superarlo di slancio.

Appena svoltati la pendenza aumenta in maniera secca, non mi alzo ma cerco
di aumentare. Il tizio sento che non molla. Ai meno 500 vedo l'ombra
della sua ruota ancora con me. Sono quasi al limite, temo la volata
finale, non mi piace essere davanti...Meno 250 mt, spiana leggermente,
indurisco e do tutto. Sto scoppiando ma vedo che faccio velocità, non mi
giro ma supero anche un altro atleta poco prima del finish, che taglio
ancora in spinta, senza più fiato ma ancora vivo!

Non mi fermo, proseguo fino al ritrovo di partenza perché mi accorgo di
aver finito la borraccia e di avere la bocca più secca di un torrente di
collina in questo periodo!

Quinto di categoria, su una gara molto selettiva che ha portato al
traguardo credo poco più della metà dei partiti. Mi spiace per il tizio
caduto, era il numero 161, spero che non si sia fatto nulla di grave.

Il Levriero